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Boxe e marketing sportivo insieme per un mix vincente

Mayweather contro McGregor. Il campione di boxe più forte in attività contro il personaggio sportivo più in vista del momento.
Pochi giorni fa, alla T-Mobile Arena di Las Vegas, si è svolto quello che, in molti, hanno definito l’incontro del secolo.
Da una parte Mayweather, pugile americano pluricampione del mondo in 5 diverse categorie di peso, il miglior pugile della storia alla soglia dei 40 anni (secondo gli esperti).
Dall’altra McGregor, irlandese, icona e numero uno al mondo delle Mixed Martial Arts.
Per quale motivo è stato definito l’incontro del secolo?
Sicuramente per la diversità di estrazione dei due atleti: uno è un pugile (Mayweather), l ‘altro un lottatore da “ring” (McGregor). Ma soprattutto per l’indotto economico che questa sfida ha generato.
Partiamo dai cachet dei due atleti. La Commissione Atletica del Nevada ha dichiarato che il “gettone di presenza” per i due campioni, a prescindere dal risultato è stato: 100 milioni di dollari per il pugile statunitense mentre McGregor ha ricevuto un assegno di 30 milioni di dollari.
Ma, attenzione, questi erano solo gli incassi “garantiti”. Proprio così, perché alle cifre sopracitate occorre aggiungere le percentuali della PPV, degli introiti del merchandising e dei ricavi provenienti degli sponsor personali.
Colpiscono subito le cifre, o meglio il gap tra i due cachet. McGregor ha incassato molto meno della metà dell’avversario, è vero! Ma considerando che nel circuito UFC, in cui gareggia, non ha mai ricevuto come cachet più di 3 milioni di dollari e che nessun lottatore nella storia ha mai raggiunto una cifra simile, il gap viene immediatamente rivalutato.
Mayweather, secondo indiscrezioni, ha incassato circa 25 milioni di dollari solo da sponsorizzazioni per i suoi indumenti. I format sarebbero stati: circa 15,5 milioni di dollari per sei sezioni sui pantaloncini, circa 1 milione di dollari per la “vestaglia” e 1 milione di dollari per il cappellino.
Il tutto senza considerare che lo spazio sul cuscino su cui Mayweather ha appoggiato la testa tra una ripresa e l’altra è stato acquistato da un agente di scommesse per 3,1 milioni di dollari.
Oltre ai cachet degli atleti occorre sottolineare le 5 milioni di persone che hanno acquistato la PPV. I ricavi tv, quindi, hanno sfiorato la cifra di 495 milioni di dollari.
E gli spettatori? Erano circa 18 mila le persone che hanno pagato dai 3000 e i 100 mila dollari per assicurarsi un seggiolino e che hanno portato ricavi pari a circa 100 milioni di dollari.
Ha vinto il pugile americano, per ko tecnico al decimo round (e, forse, era prevedibile) raggiungendo la 50esima vittoria consecutiva da professionista ed incassando così una cifra molto vicina ai 300 milioni di dollari. Per la sua vittoria, infatti,  ha ricevuto la Money Belt (una cintura realizzata in Italia in pelle formata da 3360 diamanti, 600 zaffiri, 300 smeraldi e 1.5 kg di oro).
Gli esperti di marketing sportivo, però, sostengono che il vero vincitore è, e sarebbe comunque stato, McGregor (che in totale ha incasso circa 100 milioni di dollari).
Ma cerchiamo di analizzare il profilo di questo atleta.
Irlandese, proveniente da una famiglia poverissima del sud, a suon di pugni e di vittorie, ma sopratutto del personaggio che è riuscito a costruirsi, è diventato noto. Da bambino ha fatto l’assistente idraulico ed ha vissuto per diverso tempo con il sussidio di disoccupazione inferiore ai 200 euro. Secondo il Times è uno dei 100 personaggi più influenti al mondo e secondo Forbes è uno dei 50 atleti al mondo più ricercati dagli sponsor (24° per la precisione anche se nel 2016 era al 16° posto). I suoi principali sponsor, ne ha diversi, sono Monster e Reebok.
Gli esperti sostengono che McGregor sia un vero uomo di marketing essendo riuscito a costruirsi un seguito che va ben al di la del bacino di utenza della nicchia in cui gareggia. Arrogante (si è scelto il soprannome “The Notorious”), oltraggioso (le sue conferenze stampa sono una lista di insulti e di parolacce), tatuato (tra cui lo stemma del suo team senza il quale, dice, non sarebbe diventato un campione). Una vera macchina mediatica o, meglio ancora, un genio del personal branding.
La sua arma mediatica più importante: i social. Numeri da capogiro: oltre 7 milioni di follower su facebook per non parlare del seguito che ha sulle altre piattaforme.
Forse  a riassumere l’essenza di questo atleta che, a prescindere dai risultati sportivi, continuerà ad attrarre sponsor e ad incassare sempre più è la frase che ripete sempre:

“We’re not here just to take a part, We are here to take over”. 

About Luca Guerrasio

Consulente marketing e giornalista (scrivo di economia, tecnologia e business dello sport). Mi occupo della costruzione di strategie di comunicazione e marketing per aziende ed organizzazioni. Sono un appassionato di scherma (ex atleta professionista, adesso sono un Maestro)

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