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Azionariato popolare: il caso Verona col cuore

All’interno della rubrica “azionariato popolare” ci occupiamo, oggi, del Lucca United. Abbiamo intervistato il Presidente del Verona Col Cuore: Dott. Giampaolo Marcolini 

1. Qual è la sua accezione di “azionariato popolare”?

Per azionariato popolare intendo un movimento che porta a ridefinire la figura del “tifoso” ridandogli il suo ruolo centrale nel sistema Calcio, del quale non deve più solo rappresentare l’utente finale, sostenitore a 360 gradi del sistema che subisce, ma che può diventare il protagonista attivo e partecipe delle vicende del suo Club.

2. Quali sono, secondo lei, i punti di forza e di debolezza, i rischi e le opportunità che presentano i modelli di azionariato nel mondo del calcio?

L’analisi SWOT dell’azionariato popolare presenta le seguenti caratteristiche.

Punti di forza:

Va da sé che tra i punti di forza ci siano i principi ispiratori stessi dell’azionariato popolare, vale a dire: la massima democrazia nella gestione, l’assenza dello scopo di lucro e la vasta partecipazione sociale.

Punti di debolezza:

Il maggior punto di debolezza è rappresentato, in Italia, dai pregiudizi nei confronti di questa forma di assetto societario dovuti alla “non conoscenza” dei principi ispiratori del movimento e dalla difficoltà dei tifosi di riuscire a vivere il senso di appartenenza che deve accomunare tutti gli aderenti al movimento del proprio Club. Nella fase iniziale, soprattutto nei club professionistici, questo comporta, inoltre, un gap temporale tra il momento in cui serve la liquidità ed il momento in cui esiste questa disponibilità. Vincere i pregiudizi e l’abulia rappresenta il primo grande scoglio di chi intende promuovere l’azionariato popolare.

Rischi:

Non vedo rischi direttamente connessi alla gestione della proprietà di una società di calcio attraverso l’azionariato popolare.

Opportunità:

L’azionariato popolare offre una grandissima opportunità laddove non venga inteso solo come possibile ciambella di salvataggio della squadra di calcio della propria città, ma venga inteso e fatto lavorare a 360 gradi per essere di ausilio al sostenimento anche degli altri sport, diciamo minori, cittadini ed allo sviluppo delle attività sociali del territorio di appartenenza.

3. Crede che in Italia ci siano solo squadre di calcio e non club? Ci fa alcuni esempi, in campo internazionale, di “veri” club? Secondo lei potremmo, e se sì in quanto tempo, “raggiungere” le best practices straniere?

In Italia la parola “Club”, in teoria, è usata come sinonimo di società di calcio, ma purtroppo nella prassi il termine è millantato. Nessuna società di calcio in Italia, infatti, ha la struttura di un vero Club nella accezione che troviamo nel calcio di altri Paesi. Negli altri Stati, infatti, troviamo società che fanno della partecipazione e del coinvolgimento dei tifosi e del territorio la loro forza. Queste peculiarità si trovano in società blasonate e ricche (Barcellona, Real Madrid, ecc), ed è forte nelle piccole/medie società di calcio che traggono principalmente dai sostenitori e dal territorio la propria linfa vitale. In Spagna troviamo l’Athletic Bilbao, che difendendo i propri principi tuttora non schiera giocatori “non baschi”. In Germania l’obbligo imposto dalla legge del 50%+1 è la norma trovare veri Club, come ad esempio il St.Pauli. In Inghilterra, benché in categorie inferiori, troviamo l’AFC Winbledon risorto quest’anno al calcio professionistico ed il puro esempio rappresentato dallo United of Manchester. Quanto tempo ci metteremo a raggiungere i livelli che troviamo all’estero ? Intanto è importante che capiamo lo scenario ed entriamo nell’ordine di idee che questa può essere la via.

4. Secondo lei l’attuale know how gestionale nel comparto sportivo, presente nel territorio italiano, è sufficiente per sviluppare asset strategici che guardano al futuro?

La risposta non può che essere NO. Le strutture delle società di calcio in Italia si sono evolute su principi che al giorno d’oggi non possono più reggere. Oltre ottanta fallimenti negli ultimi anni ne sono la conferma. Esclusi pochi casi, dove i mezzi a disposizione sono notevoli e rinnovabili, le società, legate agli umori ed entrature del presidente/padrone, tendono a sopravvivere impossibilitati finanziariamente a fare investimenti, a livello patrimoniale, in strutture e sovrastrutture, a livello di risorse, nel coinvolgimento del territorio, ed ultimo, ma non ultimo, a livello calcistico nel settore giovanile.

5. Crede, e se sì in che misura, che un modello di gestione sportivo incentrato sull’azionariato popolare possa “migliorare”, in un’ottica di medio lungo termine, il calcio italiano?

A mio avviso, una società di calcio ha 3 diversi settori gestionali, che oggi in moltissime società sono accentrati nell’unica figura del Presidente: la gestione societaria, la gestione sportiva e la gestione extra-sportiva. Sono assolutamente convinto che il modello di gestione societario incentrato sull’azionariato popolare possa migliorare il calcio italiano. La gestione societaria è l’insieme delle attività economico-finanziarie ed esecutive svolte dai rappresentanti della proprietà. La gestione sportiva è quella svolta dal personale tecnico e preparato a svolgere le mansioni legate all’evento sportivo dal punto di vista organizzativo e giocato. La suddivisione netta tra queste 2 gestioni sullo stile “inglese” con la figura del General Manager, che lavora sulla base di budget e programmi condivisi con la proprietà, porterebbe sicuramente un miglioramento dei carichi degli impegni e delle responsabilità. La gestione extra-sportiva è l’insieme delle attività che vivono e ruotano intorno all’evento sportivo e dalle quali la società di calcio deve riuscire a trarre il massimo ritorno in termini di ricavi. Infatti, molti sono gli aspetti della gestione dell’extra-sportiva di una società di calcio che possono e devono essere modificati e valorizzati (marketing, merchandising, radicamento e coinvolgimento del territorio, ecc.). Ma per fare ciò la società di calcio non può essere su una torre d’avorio, ma scendere giù dalla torre e mescolarsi alla gente ed diventarne l’espressione a 360°, patrocinando e partecipando attivamente alle necessità ed allo sviluppo del territorio. E questo livello può essere raggiunto solo attraverso l’azionariato popolare.

 

Luca Guerrasio

About Luca Guerrasio

Strategy e Marketing Consultant per aziende ed agenzie nazionali ed internazionali. Docente e formatore per diverse realtà, pubbliche e private. Giornalista e Maestro di scherma.

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