L’Italia e il problema degli impianti sportivi: parla Michele Uva
L’inadeguatezza e la fatiscenza degli stadi italiani è uno degli elementi che hanno fatto perdere all’Italia l’organizzazione degli Europei di Calcio 2012 prima, 2016 poi. Quello degli impianti inadatti ai tempi moderni è un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti.
Come uscire da questa empasse e come fare in modo che l’Italia recuperi il vecchio prestigio anche all’estero? Ne abbiamo parlato con Michele Uva, project manager della candidatura dell’Italia a Euro 2016, a margine del convegno “Le Arene prossime Future”:
L’Italia ha perso la corsa agli Europei prima del 2012 poi del 2016, a cosa si deve questa doppia debacle?
Quando si perde vi sono senza dubbio delle concause, la somma di tanti piccoli fattori, compreso quello degli impianti sportivi, è stato determinante. Comunque è da sottolineare che la partita si giocava anche sul “campo” della politica, e dunque in candidure così importanti anche fattori come questi, che appaiono estranei allo sport, alla fine contano.
Il percorso sarà sicuramente lungo e importante, c’è da dire che però la volontà delle società sportive italiane è quella di muoversi in una direzione che possa portare ad un effettivo cambiamento. Quello che serve ora è che sia la volonta “politica” a muoversi, serve la loro azione per delle nuove leggi che permettano la costruzione di impianti sportivi.
Uno dei punti fondamentali è proprio lo sviluppo dell’impiantistica sportiva, essa deve dare le garanzie necessarie alle società sportive per far si che le società siano autosufficenti dal punto di vista economico.
Articolo inserito il luglio 14th, 2010 alle08:00 archiviato in: Interviste. Il link diretto all'articolo trackback.



